E’ da molto che non scrivo su questo mio spazio a cui sono affezionata come una madre ad un figlio.

Forse è cresciuto, l’ho accompagnato finora tenendolo per mano e per diversi mesi ho lasciato che sperimentasse la sua vita e anche il suo ruolo nella mia, di vita.

Ma non lo mollo, state sereni.

Torneranno presto le parole che si sono interrotte nel passaggio filtrato tra il turbinio nella mente e la razionalità dei pensieri organizzati.

Ho dovuto aspettare di trovare nuovi fragili equilibri che mi consentissero di tornar qui, davanti alla pagina bianca dello schermo ed essere in grado di scrivere parole che avessero un senso.

Ci sono state tante cose durante questa mia assenza di “madre”.

Sono stata male.

Ho cambiato lavoro.

Ho iniziato a stare meglio.

Ho partecipato ad un concorso di Poesia.

Ho messo in piedi un mio progetto.

E’ piombato il Covid, ingovernabile, ingestibile, come una meteora sulle nostre vite.

Ho iniziato ad avere paura, tanta paura.

Ho perso la possibilità di vedere il mio Uomo e di condividere con lui i momenti del tempo Felice.

Il lavoro si è interrotto.

Sono tornata a stare male.

Ho iniziato a dipingere.

Il mio progetto è naufragato nel mare delle distanze imposte.

Sono crollata, dentro, accartocciata su me stessa.

E’ uscita una raccolta di Poesie e c’era il mio nome.

Ho trovato il modo di rimettermi in piedi e metterci qualcosa, sotto ai piedi, che mi aiutasse a tenere i pensieri fuori dalla melma del buio della mente.

Sono arrivata quarta al concorso di Poesia.

Ho potuto riabbracciare il mio Uomo, volano della mia serenità emotiva.

Ho continuato a dipingere.

Ho partecipato ad una mostra collettiva di pittura.

Ho visto Venezia.

Sono entrata a far parte un gruppo di artisti che sentono secondo il mio modo.

Ho scritto il testo di una canzone insieme ai bambini di una quinta elementare.

Ho iniziato la programmazione di una nuova mostra di Pittura.

E’ tornato il Covid, rotolando di nuovo come valanga che trascina e ricopre tutto di dolore, e ansia e paura.

Di nuovo il mio Uomo distante dalla pelle.

Si è fermata la programmazione della nuova mostra di Pittura.

Voglio partecipare alla mostra quando sarà possibile tornare a farla.

Ho contribuito a installare un Presepe artistico che forse non potrà vedere nessuno ma lui c’è, il Natale merita il suo presepe comunque.

Forse si interrompe di nuovo il lavoro, ma ne inizia un altro.

Metto in piedi un nuovo progetto.

Lavoro ad una raccolta di Poesie e ad una di Racconti.

Voglio metter su una personale di Pittura.

Compio 44 anni.

Il mio bambino si trasforma giorno giorno in ragazzo e io accompagno il bozzolo e lo sorveglio, da fuori. Vicino, molto vicino.

Il ciclo riparte, il ciclo si ripete. Riuscirò? Riusciremo?

Chissà.

Una cosa però sento di poter dire a me stessa.

E’ vero che nella luce c’è sempre una punta di buio e nel buio sempre una punta di luce.

Ecco, devo tener bene a mente che nella luce, il buio c’è ma non vince. Nel buio invece la luce illumina e si spande. E più la si insegue più diventa grande, fino a traghettare al nuovo giorno.

Non si sa se andrà tutto bene, ma è quasi un dovere verso se stessi esser consapevoli che può essere che sia così. Che vada tutto bene.

(immagine dal web)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *