Le pecore, nel loro branco, non hanno interesse a che il lanoso vicino abbia erba tanta quanta ne compete a se stesse. Brucano e brucano il loro bel quadratino verde e si spostano seguendo la corrente dettata dall’esterno, da un bipede armato di bastone e voce grossa e dal suo collega quadrupede abbaiante.

Gli italiani sono un pò così, forse la democrazia non si addice alla loro indole egoista, disinteressata, fondamentalmente vagabonda, qualora si renda necessario un maggior investimento di personale fatica emotiva e cognitiva nei confronti dei propri simili.

Siamo bravi a gestire il nostro personale orticello, costituito di impegni variegati e variopinti dei quali amiamo ingorgare il nostro tempo, godiamo seduti in panciolle di diritti acquisiti, dei quali tendiamo a dimenticare o, ancor peggio ad ignorare l’origine e che non si chieda alcun tipo di impegno ulteriore nella rappresentanza degli stessi di fronte alla comunità, perchè in qual caso scatta subitanea la risposta “Io non posso, proprio non posso… mi dispiace (e nella maggior parte dei casi è una formula di cortesia…) ma proprio non posso.”

Così continuiamo a brucare il nostro quadratino di foglioline verdi, lasciando che chi gode del diritto di esser “pastore” di questo gregge umano nelle questioni politiche di governo delle città o del perpetuarsi dei diritti civili e primordiali che sono stati universalmente riconosciuti competere agli uomini, indichi la via, il giardino in cui brucare, la stalla in cui rifugiarsi, l’alternanza contenta, ignorante e inconsapevole, di giorni e notti tutti uguali che ci traghettino al beneamatissimo traguardo della pensione.

E va bene finchè i suddetti “pastori” si mantengano su linee di giustizia sociale, di equità e di rispetto dei suddetti diritti… ma in fondo va bene anche quando le derive delle menti portino a soprusi e buio civico, purchè rimanga il nostro quadratino verde in cui brucare… finchè rimanga il nostro quadratino verde in cui brucare. Finchè si bruca, non è un nostro problema, lo diventa solo a disastro avvenuto, non appena finisce l’ultimo germoglio da trangugiare… e allora, solo allora, si alza la testa dalla nostra mangiatoia spenta e rinascono moti del pensiero consapevole, idee, rivoluzioni, lotte, diritti.

Probabilmente non ce la meritiamo la democrazia, disposti come siamo a chinar la testa e continuare a brucare, rinunciando lentamente a quei diritti di rappresentanza dei quali ignoriamo l’origine e aspettando e aspettando e aspettando, che non resti nemmeno un filo d’erba, per tornare a lavorare insieme a menti vive e ricostruire la società civile.

E’ così che è andato in passato, è così che va adesso. E’ comodo per i “pastori” che ci governano che sia così e che in fondo lo sia sempre stato.

Così, indigna la mia indole, non so dire se illuminata o stupida, ma sicuramente fuori dal gregge, quando sostengo a gran voce che un diritto a cui si rinuncia è un diritto perso, e che sia un pessimo esempio da dare per i nostri cuccioli d’uomo che cerchiamo di costruire come cittadini di una comunità civile.

Così, non riesco a tacere, quando sento un ragazzo, poco più che ventenne, che serve caffè dal bancone di un bar, dire che in fondo va bene quando un cliente entra e non dice buongiorno, prima di fare la sua ordinazione, perchè il cliente ha sempre ragione.

Eh, no, caro il mio giovane inesperto barista alle prime armi… il cliente non ha ragione nel momento in cui calpesta il tuo diritto di essere rispettato nel ruolo che compete alle tue funzioni lavorative. Lui vuole un caffè, tu lavori facendoglielo, ma non sei il suo servo, e lui ‘deve’ darti il buongiorno, prima di avere il suo caffè.

Ed ecco che anche l’educazione, nella declinazione delle sue regole basilari che dovrebbero permeare la natura umana fin dall’infanzia, diventa un punto fondamentale della responsabilità civile della propria presenza nella società. Se il cliente che entra al bar non sa che si saluta o non si ricorda di salutare o non vuole salutare, nell’atto di entrare in un luogo pubblico, ecco che diventa tua responsabilità civile insegnarglielo, e rifiutarti di fare il caffè, finchè, al tuo cortese ‘buongiorno’, lui non risponda con un analogo ‘buongiorno’.

Se nessuno glielo ha mai insegnato, che in una società civile, l’altro merita il saluto, tanto quanto te, è tuo dovere fare in modo che, un caffè dopo l’altro, lo impari. E conosca da te questa nuova parola sconosciuta, ‘BUONGIORNO’, che, se non l’ha mai sentita dire prima, si accorgerà essere in grado di fargli ottenere il caffè, che, diversamente non avrà.

Ecco, caro il mio giovane inesperto barista alle prime armi, cosa vuol dire avere responsabilità civile, in ogni ambito, a qualsiasi livello… vuol dire mantenere alta la guardia, e non chinare la testa.

Quelli che, di fronte a te, saranno così assuefatti dallo stare a testa bassa a brucare il loro quadratino d’erba tanto da non riconoscere in te una persona, prima di un fornitore di caffè, di fronte alla tua resistenza educata ed educativa, saranno costretti ad alzare la testa e a riconoscerti come uomo, e a salutarti, prima di chiederti il loro caffè.

E’ così che si resiste, è così che non ci si spegne, curvi sul proprio quadratino di erba sempre più piccolo, è così che si mantiene accesa la mente sul nostro valore di uomini e di cittadini, tasselli importantissimi della consapevolezza collettiva di una società che possa vantare per sè ancora il pregio di definirsi “civile”.

 La Libertà  (Giorgio Gaber – 1972/1973)

Vorrei essere libero
libero come un uomo

Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente
la natura
che cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire
un’avventura

Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse 
un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria
libertà

La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come un uomo che ha bisogno 
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio 
solamente nella sua democrazia

Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà

La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come l’uomo più evoluto che si innalza
con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza
incontrastata della scienza

Con addosso l’entusiasmo di spaziare 
senza limiti nel cosmo
è convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

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